Fondo europeo per l'integrazione : 
il ruolo del mediatore interculturale
 

Sono state divulgate, nel corso di  un convegno organizzato  il 21 dicembre 2009 dal dipartimento per le Libertà Civili e l'Immigrazione del ministero dell'Interno, con il patrocinio e la collaborazione del CNEL, presso la sala del Parlamentino del CNEL a Roma, le linee di "Indirizzo per il riconoscimento della figura del mediatore interculturale'.
Il documento nasce da una concertazione fra diverse istituzioni, grazie all'attività di un gruppo di lavoro tecnico appositamente formato, la cui attività ha costituito oggetto di un progetto finanziato dalla Comunità Europea tramite il Fondo Europeo per l'Integrazione (FEI).
Il documento illustrato nel convegno, a cui  si è giunti attraverso l'analisi delle normative e della documentazione esistente in materia,  incorpora i principi fondamentali derivanti dalle attività di ricerca e confronto della Conferenza delle Regioni, del CNEL, dell'ISFOL.
Nella società italiana, sempre più caratterizzata da pluralismo etnico, culturale, religioso e linguistico, il riconoscimento della figura del mediatore interculturale ormai è storicamente e culturalmente necessario. La contiguità, il contatto, lo scambio, il dialogo e la potenziale conflittualità fra le differenze, infatti, rendono necessario il sostegno alla mediazione interculturale come strumento per favorire la coesione sociale, l'integrazione e la tutela delle pari opportunità nel godimento dei diritti e nella possibilità di accesso ai servizi di cittadinanza. In Italia, il dispositivo della mediazione interculturale è attivo da oltre 15 anni raggiungendo, oggi, livelli di esperienza e professionalità qualitativamente eccellenti. Nel nostro Paese, tuttavia, le certificazioni oggi esistenti acquisiscono validità solo in riferimento a contesti regionali e non sono quindi 'spendibili' in tutta il territorio nazionale. L'individuazione di alcuni standard di qualità formativa, professionale e deontologica per definirne la figura, e conseguentemente per accreditare gli enti preposti a formarla, attivarne il servizio e attestarne le competenze, si è resa quindi più che mai necessaria. Anche l'armonizzazione di tale figura nelle istituzioni e nel privato sociale, oltre che nei diversi livelli territoriali, oltre alla possibilità di condivisione a livello comunitario delle buone prassi relative all'applicazione del dispositivo, sono stati tra i motivi determinanti nell'avvio del lavoro di regolamentazione.

 

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