E’ passato un anno da quando, il 5 maggio 2005, i Vigili Urbani mandati dal Comune di Roma fecero irruzione nella sede dell’Oikos tentando di allontanarne i volontari con la forza ed esercitando violenza nei confronti di alcuni di noi .

 

E’ stato un anno molto brutto, caratterizzato da provocazioni, da minacce, da  ulteriori abusi e da tentativi di falsificare e/o occultare i fatti.   

 

A tutto ciò abbiamo risposto con denunce all’autorità giudiziaria che, ci auguriamo, portino al più presto a ristabilire un minimo di legalità in una vicenda che ha dell’incredibile.


Gli attacchi contro la nostra organizzazione sono iniziati quando chiedemmo al Comune di Roma di spiegare perché le sedi che dovevano essere destinate alle organizzazioni di utilità sociale erano state occupate da sezioni di partito, cooperative utilizzate come negozi gestiti da ex assessori e, in molti casi, assegnate ad entità completamente sconosciute e non iscritte  (come la legge prevede) negli elenchi ufficiali delle  istituzioni. 

Alcuni esponenti dell’opposizione alla giunta di Veltroni hanno richiesto, più volte, i motivi di una così evidente illegalità, senza ottenere alcuna risposta.

Per due volte si è riunita una commissione comunale senza che gli uffici del Comune di Roma chiarissero i sospetti e le accuse.

 

Ci siamo rivolti direttamente al Sindaco Veltroni senza ottenere alcuna risposta e abbiamo chiesto, al fine di poter continuare le nostre attività, di poter acquistare la nostra sede (un edificio un tempo abbandonato per la  cui ristrutturazione abbiamo investito centinaia di migliaia di euro).

 

Tutto senza risposta da parte di un’amministrazione comunale composta da esponenti che, di fronte alle telecamere, si riempiono la bocca di parole quali solidarietà, volontariato, impegno sociale, legalità, trasparenza, ecc. ma che, alla prova dei fatti, non sono intervenuti in una faccenda che vede decine, forse centinaia di milioni di euro (tale è il valore degli immobili ) sottratti all’uso sociale e alla collettività per affidarli a non si sa chi.

 

Di tutto questo non ci dimentichiamo.

Aldilà degli schieramenti politici invitiamo tutti coloro che ci stimano e che ci sostengono a far sentire la loro voce ed esprimere il più fermo dissenso verso una situazione che infanga il prestigio della Capitale d’Italia, oltraggia il volontariato, getta una luce sinistra sugli intrecci tra politica e affari e sui personaggi che muovono i fili di una squallida amministrazione delle risorse pubbliche in campo sociale.